M11

M11

M11 è un ammasso aperto visibile nella costellazione dello Scudo, posta tra la costellazione dell’Aquila e quella del Sagittario. Fu scoperto nel 1681 da Gottfired Kirch, un astronomo tedesco, e incluso da Messier nel proprio catalogo nel 1764.

Viene anche chiamato Ammasso delle Oche Selvatiche: questo nome è dovuto all’ammiraglio William Henry Smyth, un astronomo britannico che fondò nel 1825 un osservatorio privato a Bedford equipaggiandolo con un rifrattore da 150mm. L’ammiraglio battezzò M11 con questo nomignolo in quanto gli ricordava uno stormo di oche durante le migrazioni.

Composto da più di 2900 stelle, di cui 400 di magnitudine superiore alla 14, dista 6000 anni luce dalla terra e ha un’età di 250 milioni di anni.

Scutum

M11 è facilmente individuabile attraverso il cercatore, apperando come una macchina lattiginosa mentre al telescopio è risolvibile in stelle. Essendo la costellazione dello Scudo povera di stelle appariscenti è consigliabile individuare dapprima la zona partendo da Altair per poi spostarsi su ð (delta) aquilae, da qui si scende a gamma aquilae e a 12 aquilae. Spostandosi in ascensione retta si raggiunge Eta Scuti; M11 si pone al vertice di un triangolo isoscele i cui due vertici sono Eta Scuti e Beta Scuti.

L’immagine dell’ammasso, ripresa il 27 agosto 2014 da Simone Martina, è stata realizzata con la tecnica LRGB attraverso un Vixen ED102SS dotato di CCD SBIG ST-8XME su montatura equatoriale EQ-G. Si tratta di una somma di 41 immagini secondo la seguente tabella:

  • 7 pose con filtro Rosso BIN 1×1 da 135″
  • 7 pose con filtro Verde BIN 1×1 da 178″
  • 7 pose con filtro Blu BIN 1×1 da 180″
  • 20 pose con filtro UV-IR Cut BIN 1×1 da 180″

I singoli frame, dopo essere stati calibrati con gli opportuni bias, dark e flat, sono stati posti i stacking con algoritmo SD-mark. In seguito, tramite Maxim DL, è stato rimosso il blooming, applicato uno strech max log, un digital development con matrice custom 3×3 di tutti 0 e un 1 nell’elemento centrale, il filtro Kernel low pass e una desaturazione dei colori tramite Camera Raw di Adobe Photoshop CS5.

Poiché l’oggetto è localizzato prospetticamente in mezzo alla Via Lattea, è circondato da altri oggetti tipici della zona, tra cui 3 nebulose oscure dal catalogo di Barnard: B112, B111, B320.

Barnard intorno a M11

A proposito di Simone Martina

Nel 1998 vinsi, quasi per sbaglio, un concorso per passare una settimana all’Osservatorio Astronomico di Pino Torinese (TO); per prepararmi all’esperienza il mio amico Andrea mi portò ad osservare con il suo acromatico 80/910. Quella nottata al freddo, con l’umidità che penetrava le ossa, mi ammalai: di astrofilia acutissima. Con l’acquisto del primo telescopio, notai subito molte cose che non mi piacevano, complice il fatto che i soldi erano sempre pochi, cominciai a smontare, modificare, adattare, sperimentare. Dal 114, passando per la Vixen Super Polaris, fino al C8: in tutti questi anni non sono ancora riuscito a trovare nulla che non potesse essere modificato.

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