68 Leto

Era stato scelto questo oggetto in quanto la notte di Natale sarebbe transitato vicinissimo all’ammasso aperto M37 di mag. 5,6 nella costellazione dell’Auriga, il più esteso degli ammassi della costellazione, individuabile con facilità 5 gradi a SSW della stella Theta Aurigae.

Nella mappa, il percorso dell’asteroide (con indicato, inoltre, il tragitto dell’asteroide 22 Calliope) per individuarlo nel cielo. (fonte:  Il cielo del mese -Dicembre 2016, Unione Astrofili Italiani)

68 Leto è un asteroide appartenente alla Fascia principale, regione del Sistema Solare tra i pianeti Marte e Giove, densamente popolata da numerosi corpi detti asteroidi o pianeti minori.

È un asteroide di tipo S, ossia composto soprattutto da silicati (nichel, ferro e magnesio), da cui la sigla, moderatamente brillante (albedo 0,22).

Ha un diametro di circa 122-124 km, una massa di circa 3,28×1018 kg, un periodo di rotazione di circa 15 ore, una velocità orbitale media di 18 km/s, un periodo di 4,64 anni; la magnitudine assoluta è pari a 6,78. Al perielio si trova a circa 2,26 UA, mentre all’afelio la distanza è di circa 3,30 UA.

Leto fu scoperto il 29 aprile 1861 dall’astronomo tedesco Karl Theodor Robert Luther presso l’Osservatorio di Düsseldorf.

Fu battezzato così in onore di Leto, madre dei gemelli Apollo e Artemide nella mitologia greca.

Der Name ist durch Herrn Prof. Argelander, Herrn Dr. Krueger and Herrn Tiele in Bonn, wie mir scheint, sehr glücklich gewählt.” [The name is due to Prof. Argelander, Dr. Krueger and Mr. Tiele in Bonn, it seems to me very well chosen.] (Karl Theodor Robert Luther, Astronomische Nachrichten, 55, 191.).

Nella foto, scattata dal socio Aldo Proietti, l’asteroide è indicato dalle due frecce.

dati tecnici:

data 30.11.2016

ora centro posa 22h 58m 41s

astrografo RILA 325/1850

CCD Apogee Alta U16M ABG

pixel 9 micron 4096×4096

binning 2×2

temperatura – 25° C

posa 300 sec. senza guida

 

centro immagine:

AR : 6h 17m

Dec : +30° 57’

 

campo immagine:

1°10’x1°10’

 

magnitudine dell’asteroide: 11a

Il mosso nelle riprese con stativo

A causa della rotazione terrestre, le riprese effettuate con un semplice cavalletto fotografico ed una macchina digitale mostreranno gli oggetti celesti mossi (le strisciate) con l’aumentare del tempo di posa.
Per ridurre questo effetto è possibile limitare il tempo di posa ad un valore massimo in funzione di:

  • lunghezza focale dell’obiettivo espressa in millimetri (F)
  • declinazione dell’oggetto da riprendere espressa in gradi (D)
  • dimensione dei photosite della camera espressa in millimetri (px)

Otterremo quindi un tempo massimo di esposizione espresso in secondi secondo la formula:

T={{p_{x}*1.5} \over {F*{2\pi \over 86400}*\cos(D)}}

Le dimensioni dei photosite che compongono il sensore della camera sono reperibili presso il costruttore o sui database online come questo.

Facciamo un esempio, voglio calcolare il tempo massimo di esposizione per una Pentax K-3D II dotata di photosite da 3.88µm (0.00388mm) con un obiettivo da 17mm puntato su un’altezza di 45° di declinazione, la mia formula quindi assumerà questo aspetto:

T={{0.00388*1.5} \over {17*{2\pi \over 86400}*\cos(45)}}

T=6.65

N.B.: 1.5 pixel rappresenta un mosso veramente piccolo da tenere in considerazione in caso si volesse stampare la foto a piena risoluzione; nel caso la foto debba poi essere ulteriormente ridotta (per esempio per pubblicarla online) tale valore può assumere valori più alti, come per esempio 4 o anche 10 pixel.